Giovani, in Trentino il lavoro è meno amaro
Laurea a pieni voti, un master scelto con attenzione e poi lo stage ad aprire le porte del mondo del lavoro: Giulia Rizzi, 24enne di Valdobbiadene (Treviso) sta per realizzare il suo sogno. A settembre uscirà dall'incertezza del precariato per approdare alla sicurezza del posto fisso. Con un percorso lineare: «Dopo il titolo triennale in pubbliche relazioni e pubblicità a fine 2008 - racconta Giulia - ho scelto un master in cultura del cibo e del vino, grazie al quale sono entrata in stage nell'agenzia di comunicazione Community». Nella terra del prosecco, Giulia ha seguito il restyling d'immagine di un'importante cantina e a gennaio 2010, finito il tirocinio, è rimasta alla sua scrivania con un contratto di collaborazione che sta per "trasformarsi" a tempo indeterminato. Un po' più a Nord, a Vipiteno, al 24enne Sebastiano Bianco è bastato il diploma di ragioneria per essere assunto nel 2006 - appena un mese dopo la maturità - negli uffici commerciali della Leitner, azienda produttrice di impianti di risalita e mezzi battipista. «Nessuna difficoltà a trovare lavoro - ammette Sebastiano - e anche in questo periodo il gruppo sta assumendo personale».
A mille chilometri di distanza invece la strada è piena di buche e tutta in salita per Emanuela Devita, 32enne di Grottaglie (Taranto), una laurea in archeologia a suggellare una passione sbocciata sui banchi del liceo classico. Ci prova da quasi dieci anni a trovare stabilità, ma finora sono arrivate solo delusioni. Mesi da precaria per una compagnia assicurativa, incarichi trimestrali in una scuola come assistente di sostegno, guida per un giorno, organizzatrice di congressi: il curriculum di Emanuela è un susseguirsi di contratti a progetto, ma mai un posto fisso. E ora la decisione di rimettersi a studiare: «A settembre mi iscriverò a scienze infermieristiche - racconta - l'unico corso che qui offre sbocchi».
Tre storie che danno colore alle statistiche, calando nella realtà di tutti i giorni i numeri che tratteggiano l'eterna frattura tra nord e sud del paese sul terreno del lavoro giovanile. Perché se è vero che a livello nazionale il 14% degli under 35 è disoccupato (il 25% per chi ha meno di 25 anni secondo gli ultimi dati Ocse), il gap tra le regioni è altissimo: si passa da valori bassi come quelli di Trentino Alto Adige e Veneto (rispettivamente al 5,7% e 7,7%) ad altri drammaticamente elevati, in Sicilia (25,5%), Campania (24,1%) e Sardegna (23,6%). Il Centro di ricerca Datagiovani ha messo a punto per il Sole 24 Ore l'indice di appetibilità lavorativa giovanile, che sintetizza la capacità delle regioni di essere terreno fertile per l'accesso al mondo del lavoro delle nuove generazioni. Un mix tra tre parametri fondamentali: facilità d'inserimento, retribuzione e stabilità lavorativa. In vetta alla classifica c'è il Trentino Alto Adige con oltre 60 punti in più rispetto alla media, seguito da Veneto (+34,3 punti) ed Emilia Romagna (+32,7). La maglia nera è per la Sardegna (meno 28,3 punti), tallonata da Calabria, Sicilia e Puglia. «C'è un dislivello abissale - commenta Emilio Reyneri, ordinario di sociologia alla Bicocca di Milano - nelle barriere all'ingresso». I siciliani faticano quasi cinque volte in più rispetto ai trentini per strappare un contratto. Per i sardi invece le difficoltà non stanno solo nel trovare un lavoro, ma anche nel mantenerlo e nell'ottenere una retribuzione adeguata
In vetta alla classifica degli stipendi si conferma il Trentino, forte dei suoi 1.188 euro netti mensili per occupato under 35, ben 136 euro in più della media nazionale, seguito dalla Liguria, dove i giovani possono contare su un salario di 1.161 euro. In coda sempre le regioni del Sud: qui le nuove generazioni guadagnano l'11,5% in meno rispetto ai coetanei del resto d'Italia.
L'universo femminile è penalizzato anche tra gli under 35: il gender pay gap è del 18%, con sforbiciate che sfiorano un quarto dello stipendio medio nel Mezzogiorno. «Le giovani donne - commenta Maria Luisa Bianco, ordinario di sociologia all'università del Piemonte Orientale - sono esposte ai contratti atipici con un'incidenza doppia rispetto a quella degli uomini, un fenomeno che le penalizza a dispetto dei titoli di studio più elevati». E proprio nel campo della stabilità lavorativa, a livello regionale la garanzia del posto è più forte in Lombardia, che collezione la minore percentuale di contratti di lavoro dipendente atipico (22%, contro una media nazionale del 28,2%), mentre i più instabili sono in Sardegna, Calabria e Puglia (oltre il 34 per cento).
In questo scenario a tinte fosche non tutto deve essere vissuto come un dramma. «I giovani devono mettersi sul mercato - conclude Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss - con spirito d'intraprendenza, capaci di tradurre in pratica le conoscenze acquisite. Nel Sud poi ci sono filoni interessanti che possono creare occupazione, a partire dal turismo e dalle energie rinnovabili».
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Profondo rosso al Meridione
L'indice di appetibilità lavorativa giovanile è calcolato secondo tre parametri: facilità d'inserimento, grado retributivo e stabilità lavorativa, riferiti alla popolazione tra i 15 e i 34 anni. Tutte queste misure sono rapportate alla media nazionale, pari a 100. La facilità d'inserimento è il differenziale tra la disoccupazione dei giovani in ogni regione e quella media nazionale. Il grado retributivo è il rapporto tra retribuzione media in ogni regione e quella media nazionale. La stabilità lavorativa è l'incidenza dei contratti di lavoro stabili sui contratti di lavoro complessivi
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